Siamo nati per leggere le espressioni facciali

Siamo nati per leggere le espressioni facciali

Recentemente è stato pubblicato uno studio su “Journal of Neuroscience” svolto da un gruppo di ricercatori della Ohio State University, dal quale emerge che la regione cerebrale interessata all’interpretazione delle espressioni facciali è il solco temporale superiore posteriore.

L’esperimento

Questo esperimento che ha visto coinvolti 10 soggetti, che avevano il compito di  osservare più di 1000 fotografie di persone che manifestavano  espressioni facciali volte a rappresentare le emozioni primarie combinate tra loro  ad esempio, disgusto, sorpresa con felicità, disgusto con felicità, sorpresa con rabbia, sorpresa con paura, paura con tristezza e disgusto con paura.

Non solo, durante il test, i ricercatori hanno eseguito scansioni di risonanza magnetica funzionale volte a mettere in risalto le aree del cervello attivate dall’osservazione delle diverse emozioni.

Risultati

La ricerca ha messo in luce non solo l’attivazione del solco temporale superiore posteriore, ma anche gli schemi di attivazione di specifiche popolazioni cellulari in risposta ai diversi movimenti.

Secondo Aleix Martinez, uno degli autori dello studio

“Gli esseri umani hanno un repertorio estremamente elevato di espressioni facciali per veicolare emozioni e altri segnali di comunicazione non verbale. Il risultato indica che il nostro cervello decodifica le espressioni facciali componendo insiemi di movimenti muscolari di base che vede sul viso della persona che abbiamo di fronte”.

“Quando vediamo un’espressione sul viso di qualcuno, la riconosciamo istantaneamente, in apparenza senza esserne consapevoli”, ha riportato Martinez. “In termini computazionali, un’espressione facciale è un modo per codificare informazioni”.

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