LA MEDIAZIONE PENALE E LA COMUNICAZIONE

LA MEDIAZIONE PENALE E LA COMUNICAZIONE

Un buon mediatore deve essere un bravo comunicatore ed apparire come soggetto indipendente ed imparziale, ma prima di tutto bisogna essere un buon ascoltatore.

Imparziale, indipendente e capacità di ascolto…

Questo assioma rappresenta la regola fondamentale per il mediatore. Il mediatore deve saper ascoltare tutti i messaggi che provengono dall’interlocutore: quelli verbali, i movimenti del corpo, i silenzi, ecc.

La forma migliore di ascolto è, quindi, quella empatica.

Ascolto empatico significa comprendere l’altro immedesimandosi nel suo stato d’animo, pertanto, lo  sguardo  del mediatore dovrà essere rivolto non solo alla parte che sta parlando, ma anche all’altra parte.

Il mediatore cerca di sentire l’altro e se stesso consapevolmente grazie all’ascolto attivo e passivo.

Ascolto attivo…

… atteggiamento e postura direzionati verso l’emittente senza interrompere il discorso, facendo parlare fino in fondo, riportando a chi parla la riflessione del contenuto, riportando il confronto con un messaggio in prima persona.

Ascolto passivo…

… contatto oculare, postura aperta e inclinata in avanti, silenzio.

Non è sempre facile esprimere determinati concetti nell’ ambito di una mediazione perché spesso la situazione tra le parti è particolarmente tesa e il dialogo tra le stesse può venir meno.

Il compito principale del mediatore

Il compito principale del mediatore  è quello di avvicinare le parti al fine di facilitare il raggiungimento di un accordo conciliativo.

E’ necessario, pertanto, fare ricorso a determinati strumenti al fine di riavvicinare le parti portandole ad una comunicazione efficace e costruttiva. 

L’ applicazione delle tecniche di analisi aiuta a migliorare le capacità comunicative e negoziali, di ascolto dell’ altro e di interpretazione anche della comunicazione non verbale.

Non bisogna dimenticare che molte volte il silenzio o uno sguardo possono avere un significato più profondo di una parola e possono essere più espressivi di un lungo discorso. Spesso è il silenzio lo strumento rivelatore, non la parola.

L’ applicazione delle tecniche di analisi sviluppa e rinforza le abilità di raccolta di informazioni utili per organizzare e strutturare l’intervento.

Inoltre permette di comprendere emotivamente l’altro senza farsene condizionare, ma utilizzando tale conoscenza come strumento conoscitivo della sua posizione all’ interno del processo di Mediazione

Autore: Paola Loreto


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