COME LA STORIA E LA MODA INCIDONO SULLO STUDIO DELLE EMOZIONI

COME LA STORIA E LA MODA INCIDONO SULLO STUDIO DELLE EMOZIONI

Tutti noi ricordiamo gli attentati avvenuti l’11 Settembre 2001. Del resto la veemenza con cui sono accaduti e le ripercussioni storiche, sociali, politiche ed economiche hanno cambiate per sempre il nostro modo di vivere.

Non solo, quel giorno ha portato alla luce, un susseguirsi di emozioni negative che hanno caratterizzato e modificato la comunicazione mediatica e perché no, anche politica.

Dal momento che quel tipo di comunicazione era per lo più elettronica, come messaggi, immagini video riprese da cellulari, blog ecc.., è stata ribattezzata dagli storici come history-in-e-emotion .

Alcuni giorni dopo l’11 settembre , il 17, per essere precisi, Dan Rather, giornalista statunitense, cercò di trovare una spiegazione razionale per giustificare l’evento che ha sconvolto la vita degli americani, definendo gli attentatori come soggetti spinti “odio profondo, durevole…”, scoppiando più volte in lacrime.

Ovviamente la ricaduta comunicativa ha portato ad un’enfatizzazione della figura di alcuni dei protagonisti coinvolti personalmente in quella vicenda, come è accaduto per i vigili del fuoco di New York, presentati come “Eroi”  e ripresi nella manifestazione emotiva del loro “dramma”, attraverso pianti e lacrime, quasi a sentirci parte integrante della loro sofferenza, e qui, il lettore attento può leggere ogni riferimento alla situazione odierna che permane nel nostro paese, a causa del Coronavirus.

Patrick May, nel dicembre 2001 in San Josè Mercury News sottolineava il clima di vendetta e voglia di giustizia che permeava nell’ intera nazione, riferendosi ovviamente agli USA.

Le emozioni e il grande pubblico

Da quel 2001 in poi, la storia delle emozioni ha trovato il trampolino di lancio per indirizzare i successivi studi, ricerche e modificando completamente l’ approccio a questo campo.

Poco importa se già il 10 settembre 2001, giorno precedente gli attentati, venne pubblicato il testo “The Navigation of Felling”. A Framework for the History of Emotion, scritto dallo storico William Raddy, che aveva lo scopo di raccogliere una sintesi della teoria delle emozioni.

Ebbene si, non fu quello l’ inizio di un’ interesse  persistente al “mondo emotivo”, bensì  l’evento emotivamente coinvolgente che caratterizzò  uno degli attentati mediaticamente più pervasivo di tutti i tempi.

Da li in poi, la teoria delle emozioni è entrata nelle nostre case, attraverso le pubblicità, per comprare una macchina, devi emozionarti,per la sua guida, sportiva ed elegante, per il suo colore ecc…

Nel 2008 la Germania si era candidata al torneo di golf Ryder Cup con il seguente slogan “Emotions in Germany”, perché se viaggi e ti emozioni è molto meglio.

Tutti spunti molto interessanti, ma come sostiene Jan Plamper nel suo libro “Storia delle emozioni”, frutto unicamente di una visione  occidentale del vissuto emotivo dei soggetti.


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