LA VIOLENZA IN QUARANTENA

“L’altra faccia del Covid-19: la violenza in quarantena.”

La violenza di genere non si è fermata con la quarantena, tante sono le problematiche sommerse, le vittime avendo in molti casi il maltrattante in casa, non provano nemmeno a contattare le Associazioni che si occupano di aiutarle.

La casa dovrebbe essere un posto sicuro per non contrarre il Covid19 ma non evita di patire maltrattamenti, per le donne che subiscono violenza ed i bambini sottoposti a quella assistita.

Le mura che li circondano diventano l’inferno

Il non potersi muovere liberamente ha frenato il consumo di alcool e stupefacenti, la prostituzione, il gioco d’azzardo e le dipendenze che alcuni maltrattanti avevano prima della pandemia facendo ricadere la frustrazione e l’astinenza sulle compagne ed eventuali figli richiusi in qualche metro quadrato.

Che consiglio si può dare?

Il consiglio che va caldamente dato alle donne vittime è di chiudersi in una stanza e chiamare il numero del centro/sportello antiviolenza di zona altrimenti il numero nazionale 1522 (disponibile anche tramite chat), oppure il 112 o infine utilizzando le applicazioni “112 Where ARE U” o “YouPol”.

Ad oggi, in due mesi di lockdown, sono già avvenuti undici femminicidi nel nostro Paese. In Italia facciamo ancora troppo poco per difendere le donne dalle violenze; a mio avviso, uno dei problemi principali è il mettere in protezione la vittima (ed eventuali figli) in case rifugio anziché allontanare il maltrattante. La donna, nella maggior parte dei casi, essendo costretta ad isolarsi perde il lavoro e la sua autonomia oltre che i contatti con amici e parenti, i bambini vedono limitare la loro vita sociale.  

Un altro gap italiano

Altro enorme gap italiano è la poca sensibilità degli agenti delle forze dell’ordine su questa tematica. Vengono organizzati molti corsi e workshop dedicati a chi controlla l’ordine pubblico. Nonostante la formazione, alcuni si permettono di fare da intermediari scoraggiando la vittima, invitandola a mediare anziché raccoglierne la denuncia e proteggerla.

I dati italiani sono contrastanti, ogni realtà locale sta vivendo un momento differente. Alcune fonti rilevano un fortissimo aumento delle richieste di aiuto ai centri/sportelli antiviolenza mentre altre sostengono che sia drasticamente diminuito. La violenza non è cessata, ma dovendo convivere forzatamente in casa assieme al maltrattante, le donne non riescono a chiedere aiuto liberamente.

I dati D.I.Re.

D.I.Re. (donne in rete contro la violenza) ha raccolto e divulgato i dati riguardanti il periodo dal 2 marzo al 5 aprile, in pieno lockdown. I dati mostrando come 2867 donne si siano rivolte alle circa 80 organizzazioni antiviolenza che fanno parte della loro rete, ed il 28% di queste chiamate siano state di donne che non avevano mai chiesto aiuto prima. Il Governo italiano ha stanziato 30 milioni di Euro che erogherà solamente ai C.A.V. ed alle case rifugio (non agli sportelli).

Cosa accade nel mondo?

La Turchia, che già non navigava in acque serene rispetto all’esponenziale aumento della violenza di genere degli ultimi anni, conta addirittura 21 donne che hanno perso la vita dall’inizio della quarantena imposta dal Governo l’11 marzo.

Le case rifugio tedesche sono in sovraccarico. Un grande problema sono inoltre le molte prostitute che non avendo più entrate economiche sono diventate senza fissa dimora.

In Colombia, tendenza contraria rispetto all’Italia, è cresciuto il numero delle chiamate ai centri antiviolenza addirittura del 79% nelle prime due settimane di lockdown.

…e ancora

A Los Angeles alcuni personaggi dello spettacolo hanno costituito un fondo che assicura dieci settimane di ospitalità (rifugio e consulenze) alle donne che patiscono violenza.

La problematica principale riguardante il maltrattamento di genere in Sudafrica risulta essere la violenza sessuale, solo durante la prima settimana di chiusura le denunce sono raddoppiate.

In Cina, nella provincia dell’Hubei dove sembra sia iniziata l’epidemia, si è notevolmente moltiplicato il numero di casi di violenza domestica in quarantena.

Uno sguardo all’Europa

La Francia conta una drastica riduzione di chiamate al numero di emergenza per le vittime di violenza genere ma un vistoso aumento di richieste di aiuto alle forze dell’ordine; il Ministero degli Interi ha attivato un numero verde contattabile tramite sms ed una rete di segnalazioni tramite farmacie e negozi.

In Spagna una delle emittenti all news, Rtve 24 Horas, ha inserito nelle notizie a scorrimento il numero nazionale dedicato alle donne vittime. Il governo delle Isole Canarie ha proposto di utilizzare un codice, “Mascherina 19”, che la donna maltrattata può comunicare al farmacista. Quest’ultimo farà scattare il protocollo di aiuto contattando la polizia che attiverà una sezione speciale della procura ed assicurerà protezione alla vittima.

Francia e Spagna non potendo assicurare nuovi posti nelle case rifugio, hanno deciso di  allontanare le vittime dalle loro abitazioni facendole soggiornare in alberghi protetti.

Una iniziativa solidale

Degna di nota l’iniziativa solidale partita dal basso in Brasile. I tagli ai sussidi per le violenze di genere effettuati dal Presidente Bolsonaro sono consistenti e le vittime di maltrattamenti sono aumentate del 50% nelle ultime settimane. Nei palazzi vengono quindi affissi cartelli indirizzati sia a chi subisce che a chi commette violenza. Inoltre vengono invitate le vittime a rifugiarsi in uno degli altri appartamenti dove troveranno protezione.

Una buona notizia

Una piccola, ma buona, notizia del 21 marzo 2020 arriva dal Procuratore di Trento, il Dott. Sandro Raimondi, che allarmato dalla sparizione delle telefonate ai centri antiviolenza ha preso una decisione innovativa: “In caso di violenza domestica non saranno più le donne ed i bambini a dovere lasciare la casa, ma verranno trasferiti i maltrattanti. Non solo per non esporre i più deboli al rischio Covid-19, ma anche per non aggiungere violenza alla violenza”. I maltrattanti verranno sempre collocati in un altro domicilio, eventuali pene ai domiciliari verranno scontate altrove.

AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott.ssa Giorgia Martelli


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