Memoria ed emozioni: una breve panoramica

Memoria ed emozioni: una breve panoramica

Le principali strutture anatomiche coinvolte nel processo della memoria sono: il circuito di Papez (composto da ippocampo, fornice, corpi mammillari ipotalamici, il fascio mammillo talamico, i nuclei anteriori del talamo, il giro del cingolo, bulbo olfattivo, il giro ippocampale e l’amigdala) e il lobo temporale.

Vediamo ora come questi componenti, coinvolti nella memoria, rivestono un ruolo centrale anche nel processamento delle emozioni.

Il circuito di Papez, oltre a ricoprire un ruolo centrale per il sistema di attivazione della memoria svolge un ruolo centrale anche per il sistema emozionale.

Il primo componente del circuito di cui parleremo è l’ippocampo.

L’ippocampo svolge un ruolo fondamentale nel processo mnesico permettendo l’attivazione di tutta la rete neurale alla base del ricordo e del riconoscimento. Gli esperimenti di Jones e Miskin (1972) suggeriscono che l’ippocampo svolga il ruolo prevalente di elaborazione cognitiva delle informazioni in arrivo, da trasmettere successivamente all’amigdala. Il ruolo dell’ippocampo è più centrato attorno a funzioni mnestiche e quindi rappresenta un elemento importante nell’elaborazione emozionale solo in quanto sostiene l’attività valutativa dell’amigdala.

Amigdala

L’amigdala, seconda componente, è considerata la struttura chiave nella mediazione della paura. Localizzata nella sezione anteromediale di ciascun lobo temporale, l’amigdala è composta da circa una dozzina di nuclei diversi ciascuno con una specifica interconnesione. Diversi esperimenti suggeriscono che l’adrenalina influenza la formazione della memoria agendo sull’amigdala, e tale affermazione è stata verificata andando a somministrare piccole dosi di iniezione di adrenalina nell’amigdala.

Si è constatato che questo trattamento sembra causare il rilascio di noradrenalina nell’amigdala, come avviene durante le esperienze emozionali.

L’amigdala è stata studiata per circa 30 anni dal neuroscienziato Joseph Le Doux, attraverso diversi e ripetuti esperimenti sul cervello dei topi.

LeDoux ha scoperto che l’amigdala nel cervello del topo è coinvolta soprattutto quando il topo prova emozioni, come per esempio rabbia e paura. In particolare, una delle emozioni che LeDoux ha analizzato in modo ancora più approfondito è stata la paura; infatti l’amigdala del topo media le risposte della paura.

Giusto per fare un esempio: messo dinanzi ad un serpente, il topo percepisce un pericolo. Reagisce cercando di allontanarsi. Ma può anche rispondere mettendo in atto una reazione che in inglese viene detta “freezing” (dall’inglese to freeze, rimanere agghiacciati). Si congela, nel senso che il topo si immobilizza completamente.

Anche questa risposta, tradotta in comportamento, è dettata da un gruppo di neuroni che si trovano nell’amigdala del suo cervello. Grazie agli studi di LeDoux, si è potuto comprendere e spiegare le reazioni comportamentali della paura, dettate dall’amigdala.

L’autore ha recentemente rivisto e aggiornato i suoi studi riguardanti l’amigdala. Il termine paura andrebbe riservato soltanto alla esperienza conscia della paura, mentre tale termine non andrebbe proprio utilizzato quando si parla del circuito sottocorticale che coinvolge l’amigdala. Questo andrebbe denominato, invece, circuito della difesa e della sopravvivenza, la cui attivazione non è una condizione necessaria e nemmeno sufficiente per provare l’emozione di paura.

LeDoux pone così una distinzione tra quella che è l’emozione della paura, e un’altra emozione, quella dell’ansia.

L’ansia si configura come un sentimento consapevole, e può essere diretta dall’attività nei circuiti difensivi che concettualizzano timori relativi a un futuro incerto o all’esistenza stessa. A livello anatomico l’ansia dipende da processi corticali che consentono all’informazione sensoriale e ai ricordi, insieme alle conseguenze dell’attività dei circuiti di sopravvivenza, di essere rappresentati nella memoria di lavoro, diventando disponibili per il pensiero conscio.

Vivere quindi in uno stato di ansia può causare difficoltà di memoria e concentrazione alimentate dal senso di impotenza rispetto alle difficoltà cognitive percepite come gravose e patologiche.

Stay tuned!

More coming soon!

Bibliografia:

Pizzamiglio L., Denes G., Manuale di neuropsicologia, normalità e patologia dei processi cognitivi, Zanichelli

Breedlove, Rosenzweig, Watson, Psicologia biologica, Casa editrice Ambrosiana, 2009

LeDoux J., Ansia, come il cervello ci aiuta a capirla, Raffaello Cortina Editore, 2016


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